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JAPAN CONTEMPORARY
(17 settembre - 14 novembre 2010)

In occasione della retrospettiva di Daido Moriyama la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena rende nuovamente visibile, in collaborazione con il Fotomuseo Giuseppe Panini, una selezione di opere di artisti giapponesi dalla collezione di fotografia contemporanea, già presentate al pubblico nell'inverno 2008/09 con la rassegna Asian Dub Photography.
Attraverso gli scatti di sette autori, la mostra restituisce un ritratto del paese del Sol Levante e del suo complesso universo visivo, sospeso tra la spinta all'innovazione e il profondo legame con la propria tradizione.

Se le fotografie sentimentali di Nobuyoshi Araki (Tokyo, 1940), con le loro forme sinuose e i colori accattivanti, indagano i confini incerti tra bellezza e decadimento, tra la vita e la morte, le strade ritratte da Ryuji Miyamoto (Tokyo, 1947), drammaticamente devastate dal terremoto di Kobe del 1955, descrivono il momento sospeso tra la catastrofe e la promessa di un mondo nuovo.
Risaku Suzuki (Wakayama, 1963) rivisita un tema caro alla tradizione, quello della fioritura dei ciliegi, con cui riafferma il principio della ciclicità della vita, mentre le vedute urbane quasi astratte di Maiko Haruki (Ibaraki, 1974) inducono a immergersi nell'immagine, dominata dal nero, alla ricerca di un frammento di realtà.
In continuità tanto con la tradizione estetica giapponese, quanto con l'arte concettuale americana, i Dioramas di Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) sono fotografi e "perfette", che cancellano i limiti della rappresentazione e conducono, alla stregua di macchine del tempo, agli albori della storia umana.
Il passato e il presente del Giappone emergono invece dagli scatti di Daido Moriyama (Ikeda-cho, 1938) che trasmette, grazie a una narrazione diretta e istintiva, spesso volutamente antiestetica, istantanee graffi anti di vita reale.
Le opere di Miwa Yanagi (Kobe, 1967), infine, lanciano uno sguardo sul futuro: con la serie My Grandmothers l'artista sollecita l'immaginazione di alcune giovani donne giapponesi, chiedendo loro di immaginarsi dopo 50 anni e di mettere in scena le loro proiezioni e i loro desideri.


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